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Ruhollah Khomeyni
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mwgwGrande Ayatollah e capo spirituale e politico dell'mwhaIran come sua mwhqGuida suprema dal 1979 al 1989, il suo governo era ispirato alla religione mwhgislamica secondo un'ottica mwhwsciita mwiaduodecimana, e fu impostato in ossequio a uno stretto approccio mwiqfondamentalista e a un mwigculto della personalità. Il regime da lui instaurato inaugurò in Iran una linea di potere che fu definita mwiwteocratica, che ha continuato a dominare il Paese anche dopo la sua morte. Con la dottrina mwjavelayat-e faqih, ha ispirato gli mwjgHezbollah mwjwlibanesi e altri movimenti in mwkaNigeria e in mwkqIraqcite-ref-5[5].
Contents
• Note
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Biografia
Giovinezza
La data di nascita di Ruḥollāh Moṣṭafāvī Mōsavī Khomeynī (nome originale mwmgSayyed Ruhollah Mostafavi) è assai dibattuta; il suo certificato di nascita riporta come data il 17 maggio 1900 e come luogo mwmwKhomeyn, mentre secondo il fratello Mortaza sarebbe il 24 settembre 1902, anniversario della nascita di mwnaFatima, figlia di mwnqMaomettocite-ref-0-6-0[6]. Il padre Sayyid Mostafa, detto "Hindi" per le sue origini mwogindiane, era mwowimām e modesto proprietario terriero, ucciso sei mesi dopo la nascita di Khomeyni per aver preso le difese dei contadini più poveri contro gli mwpaoligarchi della zonacite-ref-7[7].
La madre Hāgar e la zia Sahebeth morirono nel 1918, lasciandolo solo col fratello maggiore. Dopo aver studiato il mwqwCorano e le basi della mwralogica e della mwrqretorica grazie al fratello e ai parenti, nel 1920 fu mandato a studiare ad mwrgArakcite-ref-8[8] sotto la guida dell'mwswAyatollah mwtaAbdolkarim Ha'iri e, l'anno successivo, a mwtqQomcite-ref-9[9], ove si trattenne dal 1923 al 1962, completando gli studi di mwugmwuwSharīʿa sotto la guida del mwvamwvqMarja' al-taqlid mwvgBorūjerdī, nonché quelli di mwvwfilosofia e di mwwagnosticismo.
Ancora giovanissimo, fece parte di un'unione di stretti osservanti dell'Islam più conosciuta come movimento dei mwwgTālebān (pl. di mwwwTāleb, ossia studente di "scienze religiose"), che voleva imporre un governo improntato a costumi tradizionalisti, resa fuorilegge quando mwxaReza Pahlavi divenne mwxqscià nel 1925. Nel 1929 sposò Khadijeh Saqafi, da cui ebbe sette figli, dei quali soltanto cinque sarebbero giunti all'età adulta.
L'ascesa di Mohammad Reza Pahlavi e l'esilio
Quando Reza Pahlavi fu deposto nel 1941, gli succedette sul trono il figlio mwyaMohammad Reza Pahlavi, all'epoca appena ventiduenne. Khomeyni vide diminuire l'ostracismo nei suoi confronti, tanto da essere reintegrato nella scala gerarchica religiosa, ascendendo al grado di mwyqAyatollah.
Nel 1953, dopo il mwywcolpo di Stato che rovesciò il governo democratico di mwzaMohammad Mossadeq, Mohammad Reza Pahlavi assunse i poteri assoluti e riprese l'opera di laicizzazione del Paese; Khomeyni fu uno dei principali oppositori di questa politicacite-ref-10[10] - che aveva tra l'altro comportato nel 1963, con l'inizio della mwaqRivoluzione bianca, la statalizzazione dei vasti mwagwaqf, appezzamenti di terreno la cui lucrosa amministrazione era per lo più affidata alle cure dell'élite sciita - e organizzò lo stesso anno una nuova congiura contro lo scià: il complotto fallì in pieno, costringendo l'Ayatollah all'esilio per più di 14 anni, dapprima a mwawBursa, in mwbaTurchiacite-ref-11[11], quindi a mwcqNajaf, una delle capitali spirituali del mondo sciita, in mwcgIraq, da cui fu espulso dall'allora vicepresidente mwcwSaddam Husseincite-ref-12[12], e infine a mweaNeauphle-le-Château, in mweqFranciacite-ref-0-6-1[6]. Nei tardi mwfganni sessanta, a seguito della morte di Borūjerdī, Khomeyni era a sua volta considerato un mwfwmarjaʿ al-taqlid per "centinaia di migliaia" di sciiti.cite-ref-13[13]
La presa del potere
Mentre in Iran l'opposizione allo scià cresceva, anche a causa della dura repressione governativa (tra il 1970 e il 1978 si calcola siano state incarcerate mwhw100 000 persone, mwia10 000 torturate e tra le 4.000 e le 5.000 uccise, anche se alcune stime parlano di mwiq7 500cite-ref-14[14]), Khomeyni fomentò la rivolta dall'estero, in attesa dell'occasione di dar vita a una rivoluzione.
Il 7 gennaio 1978 la rivolta popolare esplose contro Mohammad Reza Pahlavi. Sebbene lo scià si fosse mostrato possibilista verso una trattativa, il 16 gennaio 1979 fu costretto a fuggire dall'Iran mentre Khomeyni, tornato il 1º febbraio da un esilio che durava da quasi sedici anni, instaurò una "mwjwrepubblica islamica" in Iran, diventandone la guida spirituale anche in virtù della sua riconosciuta qualifica di mwkaMarjaʿ al-taqlīd.
Iniziò a questo punto un'aspra repressione contro i collaboratori del deposto scià, migliaia dei quali furono arrestati e fucilati dopo processi sommari; altri furono mandati in esilio o imprigionati, e i rimanenti fuggirono dal Paese. Si ritiene che in pochi mesi siano state fucilate circa 5.000 persone e mandate in esilio altre mwkg10 000.cite-ref-15[15]cite-ref-16[16]cite-ref-17[17]
Khomeyni, che aveva definito gli Stati Uniti d'America "mwoail grande mwoqSatana"cite-ref-18[18], vide di buon occhio l'azione di un gruppo di studenti musulmani che, penetrati nell'ambasciata statunitense a mwpgTeheran, avevano mwpwpreso in ostaggio 52 persone, minacciate di morte qualora gli mwqaStati Uniti d'America, accusati di proteggere l'ex scià, non avessero consegnato quest'ultimo.
Il governo statunitense non si piegò alla trattativa e tentò un mwqgmwqwblitz militare aereo tramite l'mwraOperazione Eagle Claw, che sfociò in un clamoroso fallimento; dopo più di un anno di prigionia, gli ostaggi vennero liberati dopo la fine della presidenza Carter.
Guida a vita della Rivoluzione
Dopo la cacciata dello scià nel 1979, Khomeyni riformò lo Stato secondo il suo ideale di repubblica islamica. Lo Stato venne sostanzialmente scisso in due autorità: una civile, costituita da un mwtgparlamento e da un presidente eletti democraticamente, ma con funzioni unicamente amministrative, l'altra religiosa, da lui personalmente guidata e a cui era possibile accedere solo per mwtwcooptazione. L'autorità religiosa detiene ancora oggi il vero potere politico dello stato, supervisionando e controllando gli organi amministrativi e fornendo le indicazioni relative alla giurisprudenza da seguire, fondate sul Corano e sulla mwuasharia.
Come risultato di questo processo, vennero sospese o fortemente limitate libertà individuali come quelle di religione, di stampa e di pensiero. Venne inoltre modificata la legge sul mwugdivorzio (rendendo di nuovo legale la mwuwpoligamiacite-ref-19[19]) e abrogata la legge sull'mwwainterruzione volontaria di gravidanza. Diversi anni dopo la morte di Khomeyni, nel 2005 sarebbe stata approvata una legge con cui fu consentito alle donne l'aborto in caso di grave pericolo per la loro salute.
Nel 1981 fu inoltre imposto alle donne l'uso del mwwgvelo islamico, e l'età minima per il matrimonio fu abbassata a 13 anni. Sulla scorta del mwwwmwxaFiqh, ossia l'applicazione alla giurisprudenza della mwxqSharia, fu introdotta la pena di morte per l'mwxgadulterio e per la mwxwbestemmia. Nel 1982 fu messo fuori legge il mwyaTudeh, partito iraniano mwyqcomunista, e molti suoi membri furono arrestati e imprigionati; ne risentirono anche alcuni agenti mwygsovietici del mwywKGB, i cui nomi furono forniti a Khomeyni dalla mwzaCIA nel 1983cite-ref-20[20].
Nel 1988 lo scrittore indiano mw0gSalman Rushdie scrisse il libro mw0wmw1aI versi satanici, giudicato blasfemo dai regimi islamici fondamentalisti dall'epoca, tra cui l'Iran. La pubblicazione del libro provocò una mw1qfatwā di Khomeyni, che decretò la mw1wcondanna a morte in mw2acontumacia del suo autore; Rushdie dovette così rifugiarsi nel mw2qRegno Unito per diversi anni, nel timore che la sentenza fosse eseguita dai fedeli islamici, divenendo un emblematico caso internazionale di intolleranza religiosa. Anche chi ebbe a che fare con l'opera di Rushdie subì delle conseguenze: il 3 luglio 1991 venne ferito a pugnalate nella sua abitazione milanese mw2gEttore Capriolo, traduttore del libro in italiano.cite-ref-21[21] Una sorte peggiore toccò al traduttore giapponese mw3wHitoshi Igarashi, che venne trovato morto a mw4aTokyo, all'interno del suo ufficio nell'mw4quniversità di Tsukuba, il 12 luglio dello stesso annocite-ref-22[22]. L'editore norvegese mw5gWilliam Nygaard fu invece ferito a colpi d'arma da fuoco nell'ottobre del 1993.cite-ref-23[23]
Morte e funerali
Affetto da lungo tempo da un mw9atumore all'intestino, Khomeyni morì il 3 giugno 1989 dopo una degenza di 11 giorni in ospedale. È stato stimato che ai mw9qsuoi imponenti funerali presenziarono più di 10 milioni di persone, circa un sesto della popolazione iraniana; ciò lo renderebbe il rito funebre al quale abbia partecipato il maggior numero di persone e anche uno dei più grandi assembramenti della storia dell'umanità.cite-ref-24[24]cite-ref-25[25] Tale afflusso rese in certi momenti impossibile alla Guardia Nazionale garantire l'ordine pubblico: vi furono disordini ed eccessi, e la bara cadde 5 volte.cite-ref-26[26] La folla, esercitando un'enorme pressione pur di toccare la bara di legno o per strappare lembi del sudario, fece letteralmente saltare fuori il corpo dal feretro diverse volte.cite-ref-27[27] Il funerale "ufficiale" si tenne due giorni più tardi, stavolta con imponenti misure di sicurezza e con una bara in acciaio. La salma di Khomeyni fu tumulata in un mausoleo esterno al cimitero di Behesht-e Zahra, a mwaqyTeheran.
L'intervista con Oriana Fallaci
È famosa l'intervista concessa a mwaqkOriana Fallaci dal leader iraniano nel 1979. La giornalista raccontò che in quell'occasione l'Ayatollah non si scompose di fronte alle sue domande incalzanti e a tratti provocatorie, ma al termine dell'intervista la Fallaci, sentendosi offesa da una risposta, si tolse per ripicca il velo che le copriva il capo; a quel punto, Khomeyni se ne andò irritato senza guardarla in faccia.cite-ref-28[28]
Note
cite-note-11. il titolo di Khomeini come Capo di Stato de facto fu di Leader della Rivoluzione fino al 3 dicembre 1979 quando si autonominò Guida Suprema
cite-note-22. la carica di Capo di Stato fu contesa tra Khomeini e mwarcMohammed Reza Pahlavi dal 5 all'11 febbraio 1979
cite-note-33. ↑ citereftreccani-ruhollah-khomeinimwarsmwarwRuhollah Khomeyni, in mwar0Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
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Bibliografia
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